“La Vista” dello Spagnoletto arriva finalmente in mostra

Maggio 19, 2009

Si tratta della prima, straordinaria rappresentazione pittorica del cannocchiale, presente nel dipinto La Vista eseguito da Jusepe De Ribera detto Lo Spagnoletto nel 1614, dipinta  all’indomani della pubblicazione a Roma dell’Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari (1613). L’opera è stata scelta dagli organizzatori come icona della mostra.

Numerosi sono i capolavori presenti a Pisa per la mostra “Il Cannocchiale e il pennello. Nuova scienza e nuova arte nell’età di Galileo” in programma nelle rinnovate sale di Palazzo Blu fino al 19 luglio 2009. Da oggi, il percorso espositivo, ordinato da Lucia Tomasi Tongiorgi e Alessandro Tosi, si arricchisce di una nuova e importante opera che conserva un significato speciale.Si tratta del dipinto La Vista realizzato da Jusepe De Ribera detto Lo Spagnoletto (Játiva, Valencia 1591-Napoli 1652) nel 1614 circa, eccezionalmente concesso dal Museo Franz Mayer di Città del Messico.La tela,  riveste una grande importanza perché rappresenta la prima, straordinaria rappresentazione pittorica del cannocchiale – che la puntuale narrazione riberesca certifica di fattura davvero galileiana – con cui il pittore spagnolo anticipa i dipinti di Jan Bruegel o le invenzioni di Jacques Callot.L’opera venne realizzata non solo all’indomani della pubblicazione a Roma dell’Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari (1613), ma anche in quel contesto di artisti, conoscitori e collezionisti (da Francesco Maria del Monte, a Scipione Borghese, a Federico Cesi e ai lincei, fino a Vincenzo Giustiniani) pronti a condividere con entusiasmo le osservazioni astronomiche effettuate con l’“occhiale” galileiano.

Il dipinto fa parte di una serie dedicata ai cinque sensi eseguita dallo Spagnoletto a Roma su committenza di Pietro Cussida, rappresentante commerciale del Re di Spagna nella capitale.

Nicola Spinosa lo descrive così: «un torvo figuro, capelli radi, orecchie larghe, volto bruciato dal vento e dal sole, veste sbrindellata, ma dallo sguardo attento, acuto e penetrante – forse un contadino, un rivenditore di carne e frattaglie o un mercante di granaglie? – chiamato a rappresentare la vista e che ora, spalle alla finestra aperta sulla campagna retrostante (quasi un inserto paesistico alla maniera veneziana), lasciati in abbandono, sul tavolaccio di legno slabbrato e corroso, specchio, occhiali e cappello piumato, regge pensoso, tra le mani tozze e rigonfie, un cannocchiale di finissima fattura, forse preso in prestito, se non furtivamente sottratto, dal laboratorio di qualche convinto sperimentatore dei recenti insegnamenti di Galilei» (Spinosa 2003, p. 19).

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