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Gli scopi e i settori d’intervento

La Fondazione ha un’esperienza acquisita e una tradizione oggettivamente consolidata nell’aspettativa del territorio per quanto concerne la conservazione e valorizzazione dei beni e delle attività culturali e l’assistenza alle categorie sociali deboli.
Per tali motivi è sembrato naturale confermare tali settori d’intervento anche nel nuovo statuto, se pure interpretandoli in un senso più modernamente dinamico, anche come generatori di sviluppo economico.

I beni culturali ed ambientali e le attività culturali

Il patrimonio artistico-culturale e il tessuto ambientale della città di Pisa e del suo territorio, presentano infatti, aspetti di grande interesse e sono una delle maggiori ricchezze locali; esse che, adeguatamente valorizzate, potrebbero divenire una grande risorsa per lo sviluppo economico e l’occupazione nel territorio, sono oggi utilizzate in modo irrazionale e occasionale e presentano alcuni preoccupanti aspetti di degrado.
Pisa possiede, nel complesso della così detta “Piazza dei Miracoli”, un patrimonio storico-artistico di importanza mondiale, inserito in un tessuto urbanistico ricco di elementi di grande interesse, anche se assai poco conosciuto e valorizzato. La città, una delle mete del Grand Tour romantico e tappa del viaggio in Italia di artisti famosi da Byron a Listz, è stata per buona parte del sec. XIX considerata per il suo clima mite, luogo di soggiorno invernale.
Purtroppo, le devastazioni della guerra e, forse ancor di più, la ricostruzione e lo sviluppo venuti dopo, hanno gravemente danneggiato l’ambiente urbano che subisce oggi le conseguenze della terziarizzazione della sua economia, rappresentate da un forte pendolarismo con i connessi problemi di traffico veicolare e d’inquinamento; il patrimonio storico, artistico e ambientale della città e dell’area si presenta quindi parzialmente disarticolato e degradato, oggetto di una fruizione superficiale e consumistica.
Nei comuni della parte nord della provincia (San Giuliano, Vecchiano e quelli dei Monti Pisani), il declino dell’agricoltura, attività un tempo prevalente, ha portato alla scomparsa di molte delle grandi proprietà agricole signorili che rappresentavano il tessuto socio-economico del territorio. Le ville dei secoli XVIII e XIX, la rete di case coloniche mezzadrili e le sistemazioni colturali e ambientali di grande pregio sono cadute in uno stato di progressivo degrado, a causa dello spopolamento del territorio che si è soltanto recentemente arrestato, e dell’abbandono degli edifici, spesso opere d’arte e comunque sempre di notevole valore storico e ambientale. Sorte analoga hanno avuto anche importanti insediamenti monastici quali la Certosa di Calci e S. Agostino in Nicosia, che, lasciati dalle comunità, hanno subito un lungo periodo di totale abbandono.
Nei comuni della Val d’Era e del Val d’Arno, al declino dell’attività agricola, ha fatto riscontro l’intensa crescita dell’attività industriale manifatturiera. Questa si è basata nella Val d’Era sulla grande azienda con il forte sviluppo della Piaggio e di un gran numero di imprese dell’indotto, mentre il Val d’Arno ha visto la nascita e lo sviluppo di un complesso di piccole e medie aziende per la lavorazione del cuoio e delle calzature. Anche in queste aree le conseguenze sulla conservazione del patrimonio storico-artistico e ambientale non sono state molto diverse: una crescita rapida e disordinata dei centri urbani, anche minori, con il conseguente spopolamento delle campagne, ha spesso snaturato, anche profondamente, una tradizione edilizia ed un equilibrio raggiunto nel tempo e dato luogo a fenomeni di abbandono d’insediamenti agricoli di grande valore ambientale.
Soltanto in tempi relativamente recenti si sono avuti segni di arresto del degrado e di recupero sia nel capoluogo che nel territorio.
Gli interventi di maggior rilievo hanno portato alla creazione del Parco Naturale Regionale di San Rossore-Migliarino-Massaciuccoli, al restauro della Certosa di Calci da parte dell’Università con la creazione del Museo del Territorio, ai restauri del convento di S. Agostino, al parziale restauro della Rocca di Vicopisano; inoltre, accanto a questi, si è avuta una miriade d’interventi minori da parte di privati, che hanno avuto per oggetto i vecchi insediamenti agricoli mezzadrili sparsi nella campagna, utilizzati in gran parte per l’attività agrituristica.
E’ superfluo porre in evidenza come la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale possa portare all’inserimento dell’area in più qualificati circuiti di turismo nazionale ed internazionale e attivare solidi flussi che si affrancano da eventi stagionali o contingenti, per divenire caratteristica permanente della vita economica locale.
Oltre alla promozione culturale, questo settore d’intervento può stimolare un notevole indotto economico (già in parte presente sul territorio) di attività produttrici di beni e servizi ad esso collegati, che vanno dal restauro, all’editoria specializzata, all’informatica, che è, nel nostro caso, ulteriormente favorito dalla presenza dei centri di ricerca e istituti universitari specializzati.

L’assistenza alle categorie sociali deboli

L’obiettivo dell’assistenza alle categorie sociali deboli dovrà essere perseguito anch’esso, non solo e non tanto con interventi diretti di beneficenza tradizionale, quanto con il sostegno a iniziative organizzate di assistenza ad anziani, portatori di handicap, emarginati, immigrati, cioè a quei segmenti della popolazione oggetto di progressiva emarginazione, che le previsioni demografiche segnalano in significativo aumento. Occorrerà quindi interpretare in chiave evolutiva il tradizionale ruolo ricoperto dalla Cassa in questo settore e stabilire collaborazioni che permettano di raggiungere il bisogno nelle sue nuove forme, attraverso assistenze domiciliari, strutture di appoggio per il recupero e il trattamento giornaliero di particolari tipi di handicap. Anche in tale contesto l’attività della Fondazione potrà coniugare l’obiettivo assistenziale con quello dello sviluppo economico, attraverso il sostegno e l’avvio di iniziative che, per la loro stessa natura, sono caratterizzate dall’elevato assorbimento di lavoro.

La ricerca scientifica applicata

Accanto ai due settori tradizionali, dalle consultazioni effettuate, è emersa la proposta, accolta nella redazione del nuovo statuto, di intervenire in un nuovo settore: la ricerca avente lo scopo di generare impresa.
La città di Pisa e il territorio circostante subiscono da tempo un progressivo processo di deindustrializzazione. Cinquanta anni fa le grandi industrie vetrarie, tessili e meccaniche rappresentavano, insieme a numerose piccole aziende degli stessi settori e del settore chimico, una presenza rilevante con un complesso di parecchie migliaia di dipendenti. La maggior parte di queste imprese, operanti in settori ormai maturi, hanno abbandonato la zona o hanno fortemente ridotto la loro attività e non sono state sostituite che in minima parte da nuove iniziative.
Pisa possiede come è già stato rilevato, numerosi centri di ricerca e d’innovazione in settori ad alta tecnologia.
E’ ormai un fatto acquisito che l’unico spazio di reale e significativa crescita economica di un territorio nel contesto dei paesi industrializzati è quello legato alle imprese produttrici di beni e servizi innovativi ad alto contenuto tecnologico. In particolare lo sviluppo di nuove imprese in questo campo rappresenta un fattore fondamentale anche per lo sviluppo sociale e culturale del territorio, in quanto stimola, oltre allo sviluppo della produzione, anche quello dell’imprenditorialità, dell’occupazione, della formazione avanzata, del commercio.
Questo obiettivo risulta particolarmente attraente per l’area pisana, che ha la caratteristica peculiare di essere sede di una Università di alto prestigio e di grandi dimensioni, delle due Scuole Universitarie italiane per la formazione di eccellenza, di una delle maggiori aree di ricerca del CNR, di una altrettanto importante e attiva sezione dell’INFN, del Consorzio Pisa Ricerche tra istituzioni di ricerca, imprese ed enti locali che costituisce un riconosciuto modello di successo su scala nazionale per il trasferimento tecnologico.
Per tali ragioni la Fondazione si è proposta d’indirizzare una parte delle sue risorse al sostegno della ricerca applicata in settori scientifico-tecnologici di avanguardia finalizzata a dar origine a prodotti e processi in grado di favorire la nascita di nuovi insediamenti produttivi ed attività innovative.
Gli interventi sono concepiti non per surrogare o integrare quelli già di pertinenza di altre organizzazioni comunitarie, nazionali o regionali e relativi al sostegno della ricerca scientifica, della connessa formazione e della diffusione delle tecnologie o dello sviluppo dell’imprenditoria attraverso partecipazioni al capitale di rischio; essi si rivolgono invece a sostenere progetti di ricerca precompetitiva, proposti dalle istituzioni del territorio con la loro partecipazione finanziaria oltre che scientifica, suscettibili di rappresentare il seme di nuove imprese.

 

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