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Storia

Le leggi ed i regolamenti sulle Fondazioni di origine bancaria

La legge 23/12/1998, n. 461, la così detta Legge Ciampi dal nome del Ministro del Tesoro che la firmò, il conseguente D. Lgs. di attuazione 17/05/1999, n. 153 e l’atto d’indirizzo del 05/08/1999 contenente indicazioni, chiarimenti e suggerimenti in ordine all’applicazione del dispositivo legislativo sopra citato, hanno completato il processo di ristrutturazione degli Enti creditizi pubblici e, in particolare, delle Casse di Risparmio, iniziato con la legge 30/07/1990, n. 218 e il successivo D. Lgs. di attuazione 20/11/1990, n. 356.
E’ così giunto a conclusione per il momento, il quadro normativo che regola natura, struttura ed attività delle Fondazioni di origine bancaria.
Esso rappresenta il termine di una complessa evoluzione legislativa che si è intrecciata con la storia delle Casse di Risparmio, e di quella di Pisa in particolare, è ben più lunga e complessa come si potrà vedere dalle notizie che seguono.

La Cassa di Risparmio di Pisa

Nell’ambito dell’ampio movimento che ha dato origine a molte casse di risparmio del nostro paese, la Cassa di Risparmio di Pisa fu istituita il 15 giugno 1834 con Sovrano Rescritto del Gran Duca di Toscana, per iniziativa di 127 privati cittadini, i quali si associarono per costituirla, con la sottoscrizione del capitale ed una donazione individuale.
La nascita della Cassa fu dunque, come si evince dal suo primoManifesto, espressione di uno spirito filantropico che si realizzava attraverso la tutela del risparmio inteso in senso educativo e previdenziale. Tale missione, come oggi la chiameremmo, si è modificata nel corso degli anni, seguendo l’evoluzione della società ed adattandosi ai suoi nuovi bisogni.
Nel 1870 la Cassa di Risparmio incorporò il Monte Pio di Pisa, trasformandolo nell’attuale attività di credito su pegno; nel 1877 essa divenne “Istituto di previdenza e di credito di fondazione privata” avente scopo di beneficenza, con un ampliamento operativo che segnò il passaggio alla piena attività bancaria, che fu ulteriormente ampliata nel 1904, per seguire l’evoluzione dei bisogni del territorio e adeguarsi allo sviluppo economico in atto.
Le modifiche statutarie degli anni successivi furono orientate a garantire l’evoluzione operativa in linea con il contesto normativo ed ambientale e portarono la Cassa, in virtù dell’espansione della propria rete territoriale, dell’ammodernamento delle strutture e del collegamento con il territorio, a divenire sempre più punto di riferimento dell’economia locale.
Ricordiamo per grandi linee l’espansione dell’attività della banca.
Dopo l’apertura della prima agenzia a Lari, nel 1907, la Cassa s’insediò negli anni ‘20 a Pontedera, Cascine di Buti, Marina di Pisa e Vecchiano; negli anni ‘40 si aggiunsero le filiali di Vicopisano, Uliveto, Pontasserchio, Riglione, Metato, Ripafratta, Migliarino e Tirrenia e, negli anni ‘50, S. Anna, San Giovanni alla Vena, Mezzana e Cascina.
Fino agli anni ‘60 quindi, l’attività della Cassa rimase concentrata nella parte nord occidentale della provincia e, solo successivamente, intorno agli anni ’70, la zona operativa si estese a Santa Croce sull’Arno, per arrivare in tempi recenti, in seguito alla liberalizzazione dell’attività bancaria, a Firenze, Livorno e Lucca.
La provincia di Pisa è comunque ancor oggi, con 45 sportelli, l’area di più densa operatività della banca.
Nel 1983 il patrimonio della Cassa fu suddiviso in un Fondo Istituzionale ed un Fondo di Risparmio Partecipativo che fu offerto sul mercato; il capitale della Cassa si aprì così agli investitori privati, consentendo nel 1986 la raccolta di capitale di rischio attraverso l’emissione di quote di risparmio partecipativo sottoscritte, per la maggior parte, da risparmiatori locali molto spesso clienti della Cassa medesima.
Per chi vuole maggiori informazioni sulla storia della Cassa di Risparmio dalla sua fondazione ad oggi, si rimanda all’intervento del Prof. Tommaso Fanfani, in occasione del convegno del 10.6.1999 sul tema “Il nuovo regime delle fondazioni bancarie: quadro normativo e profili gestionali”, gentilmente concesso.

L’attività filantropica della Cassa

Nello spirito di pubblico servizio che aveva determinato la nascita dell’attività bancaria, gli utili dalla medesima prodotti furono destinati dalle Casse di Risparmio ad impieghi di pubblica utilità.
In un primo periodo degli oltre 150 anni della sua storia, tale attività filantropica della Cassa di Risparmio di Pisa in favore del suo territorio, si è svolta, a somiglianza di quella di analoghe istituzioni, prevalentemente nei settori della beneficenza e della sanità e in quello che, oggi, chiameremmo della conservazione e valorizzazione dei beni culturali.
Mancano dati quantitativi precisi per gli anni più lontani, è tuttavia possibile formarsi un’idea dell’importanza dell’attività, ricordando alcune fra le iniziative maggiori quali, l’assorbimento dei servizi del Monte di Pietà, il contributo alla costruzione della Sezione di Ospedale dei tubercolosi, l’acquisto e la donazione alla città di Pisa del Giardino Scotto e il contributo per la costruzione del Gerontocomio di Pisa.
Se esaminiamo invece i dati degli ultimi venticinque anni è possibile rilevare come, al migliorare della condizione socio-economica del territorio, l’attività di natura filantropica si sia andata concentrando, con erogazioni che hanno raggiunto nel decennio 1983-1992 una media annua di ca. 800 milioni, in due grandi settori: la conservazione e valorizzazione dei beni culturali per il 70% circa delle erogazioni e la beneficenza e sanità per il residuo 30%.
Fra i principali interventi realizzati si ricordano:
l’acquisto ed il restauro dell’ex Monastero delle Benedettine, il restauro della Chiesa di S. Paolo all’Orto e l’acquisto ed il restauro di numerosi dipinti di autori pisani dal XIV al XX secolo – spesso acquisiti all’estero - che sono venuti a comporre una ricca pinacoteca recentemente passata alla Fondazione.
Un altro contributo importante alla riscoperta, valorizzazione e diffusione della cultura pisana è stata la pubblicazione del tradizionale “libro” di fine anno. Tale iniziativa, utilizzata anche in chiave commerciale come “dono” alla clientela, ha sempre significato anche un contributo indiretto alla valorizzazione delle tradizioni e della storia pisana; essa si è articolata in una serie di pubblicazioni che hanno ripercorso la storia di Pisa e della sua cultura mettendone in luce, talvolta, scorci particolari, dimenticati o poco conosciuti.

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